La città di Palladio che abbiamo scelto di chiamare casa — prima di scoprire che faceva parte anche delle mie origini
Sono arrivata a Vicenza cercando un luogo in cui costruire il futuro. Solo in seguito ho scoperto che una parte del mio passato era già qui.

La nostra vita in Italia è iniziata ad Adria, la città da cui provenivano i miei trisavoli paterni. Per me è stato molto speciale poter ottenere il riconoscimento della mia cittadinanza proprio in quel luogo e iniziare lì un nuovo capitolo della nostra storia.
Con il tempo, però, Adria è diventata troppo piccola per ciò che cercavamo. Sentivamo la mancanza di maggiori opportunità professionali, servizi e movimento. Abbiamo quindi iniziato a cercare una città che potesse rispondere meglio alle nostre esigenze — e abbiamo trovato Vicenza.
Abbiamo scelto la città per tutto ciò che sembrava offrirci in quel momento. Dopo il trasferimento è arrivata una scoperta che ha reso questa scelta ancora più speciale: anche i miei trisavoli materni erano originari di Vicenza.
Senza saperlo, dopo aver iniziato la mia storia italiana nella città dei miei antenati paterni, ho scelto di vivere proprio nella città dei miei antenati materni.
Vicenza è arrivata come una decisione pratica, ma alla fine si è trasformata in un incontro con la mia stessa storia.
Informações rápidas
- Luogo: Vicenza, Veneto, Italia;
- Prima visita: quando vivevamo ancora ad Adria;
- Come siamo arrivati: in treno;
- Tempo consigliato: due giorni per visitare il centro, Monte Berico e le ville principali;
- Come muoversi nel centro: a piedi;
- Per Monte Berico e le ville: a piedi, in bicicletta, in autobus o in auto;
- Attrazioni principali: Basilica Palladiana, Teatro Olimpico, Piazza dei Signori, Monte Berico, Villa Valmarana ai Nani e Villa La Rotonda;
- Ci torneremmo? Abbiamo fatto più che tornare: abbiamo scelto di restare.
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La storia di questo luogo
Camminando per Vicenza, è facile immaginare che la sua storia sia iniziata con Palladio. Le sue opere sono talmente presenti da sembrare capaci di definire l’intera città. Sotto le facciate rinascimentali, però, esistono strati molto più antichi: strutture romane, strade medievali, tracce del dominio veneziano, ricordi delle battaglie per l’unificazione italiana ed edifici recuperati dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Vicenza non è nata come la città di Palladio. Sono serviti più di duemila anni perché assumesse l’aspetto che vediamo oggi.
Prima di Palladio: l’antica Vicetia
La zona era già abitata dagli antichi Veneti quando, intorno al II secolo a.C., iniziò a svilupparsi il nucleo da cui avrebbe avuto origine la città. Con l’espansione romana nel nord della penisola, l’insediamento fu gradualmente romanizzato e prese il nome di Vicetia.
Nel 49 a.C. i suoi abitanti ottennero la cittadinanza romana e la città assunse un’organizzazione municipale. Vicetia non possedeva la grandiosità di Roma o Verona, ma disponeva di abitazioni, spazi pubblici, strade lastricate e infrastrutture compatibili con quelle di una città romana.
Una delle testimonianze più interessanti di quel periodo è nascosta sotto l’attuale Piazza Duomo: il Criptoportico Romano, una galleria sotterranea che probabilmente apparteneva a una residenza signorile del I secolo a.C.
Scoperta nel 1954, la struttura si trova a più di sei metri sotto l’attuale livello della piazza e conserva ancora parti dei rivestimenti e delle pitture. È un raro frammento della città romana conservato sotto la città contemporanea. Le modalità di visita devono essere verificate nella pagina ufficiale dedicata all’archeologia di Vicenza.
La città medievale
Con la fine dell’Impero romano, Vicenza passò nelle mani di popoli e governi diversi. Fu occupata dai Goti, divenne sede di un ducato longobardo e successivamente entrò a far parte dei territori franchi e della Marca di Verona.
Durante il Medioevo la città crebbe intorno a chiese, mercati, ponti e strutture difensive. Fu in questo periodo che si formò gran parte del tessuto urbano ancora riconoscibile nel centro storico: strade strette, lotti allungati ed edifici allineati gli uni agli altri.
A partire dal XII secolo, Vicenza partecipò alle contese tra le città dell’Italia settentrionale e il Sacro Romano Impero. Nel 1164 si unì a Verona, Padova e Treviso nella Lega Veronese, che successivamente entrò a far parte della Lega Lombarda contro l’imperatore Federico Barbarossa.
I secoli successivi furono segnati da conflitti e cambiamenti di dominio. Nel XIII secolo Vicenza cadde sotto il controllo di Ezzelino III da Romano. Passò poi a Padova, fu conquistata dagli Scaligeri di Verona nel 1311 e, alla fine del XIV secolo, entrò nei domini dei Visconti di Milano.
Questa successione di governi aiuta a spiegare perché la città conservi frammenti di mura, torri, chiese ed edifici appartenenti a periodi tanto diversi.
Vicenza sotto il dominio di Venezia
Nel 1404, di fronte alle contese regionali e al rischio di tornare sotto il dominio di Padova, Vicenza decise di porsi sotto la protezione della Repubblica di Venezia.
La città rimase legata alla Serenissima per quasi quattro secoli, fino alla caduta della Repubblica nel 1797. Il periodo non fu completamente pacifico — tra il 1509 e il 1515 Vicenza fu occupata dalle forze imperiali durante le guerre della Lega di Cambrai —, ma il dominio veneziano portò stabilità e favorì il suo sviluppo economico.
Le famiglie nobili, arricchitesi grazie al commercio e all’amministrazione delle proprietà rurali, iniziarono a investire nella costruzione di palazzi in città e di grandi residenze in campagna. Fu proprio questa élite a creare le condizioni per la nascita dell’architettura che avrebbe reso Vicenza famosa in tutto il mondo.
L’arrivo di Andrea Palladio

Andrea Palladio nacque a Padova nel 1508 con il nome di Andrea di Pietro della Gondola. Iniziò il proprio percorso lavorando come muratore e scalpellino, prima che il suo talento venisse riconosciuto dall’umanista vicentino Giangiorgio Trissino.
Trissino fu fondamentale per la sua formazione: lo avvicinò alla cultura classica, lo portò a Roma per studiare direttamente le costruzioni antiche e gli diede il nome con cui sarebbe entrato nella storia — Palladio.
Al suo ritorno, l’architetto trovò a Vicenza una città medievale le cui famiglie nobili desideravano rappresentare potere, cultura e prestigio. Invece di cancellare completamente ciò che già esisteva, Palladio inserì una nuova lingua classica all’interno di quella struttura urbana.
L’esempio più conosciuto è la Basilica Palladiana. Dietro le sue logge rinascimentali continua a esistere l’antico Palazzo della Ragione, di origine medievale. Palladio avvolse l’edificio preesistente con un nuovo ordine architettonico e creò l’immagine che oggi simboleggia la città.
Seguirono Palazzo Chiericati, Palazzo Thiene, Palazzo Barbaran da Porto, la Loggia del Capitaniato, diverse residenze urbane e le ville costruite nei dintorni. Il suo ultimo grande progetto fu il Teatro Olimpico, iniziato nel 1580 e completato da Vincenzo Scamozzi dopo la sua morte.
Palladio non cancellò la Vicenza antica. Costruì sui suoi diversi strati, facendo dialogare l’architettura classica con il gotico veneziano e con il tracciato medievale. È proprio questa convivenza a rendere la città così particolare.
La caduta di Venezia e il dominio austriaco
Il legame con Venezia terminò nel 1797, quando la Repubblica fu dissolta durante le campagne di Napoleone Bonaparte.
Vicenza fu ceduta all’Impero austriaco, entrò a far parte del Regno napoleonico d’Italia nel 1805 e tornò sotto il controllo dell’Austria nel 1814. La presenza austriaca alimentò movimenti di resistenza che sarebbero diventati fondamentali per la storia della città.
La resistenza del 1848 e le battaglie di Monte Berico
Nel marzo del 1848, durante le rivoluzioni che si diffondevano in tutta Europa, la popolazione di Vicenza si ribellò al governo austriaco e aderì alla neonata Repubblica di San Marco.
La città riuscì a resistere a un primo tentativo di riconquista, ma nel mese di giugno un grande contingente austriaco tornò ad attaccare. Gli scontri più violenti ebbero luogo sulle colline intorno a Monte Berico.
Il 10 giugno 1848, dopo un’intensa resistenza, le forze austriache conquistarono le posizioni sopraelevate e iniziarono a minacciare la città con la propria artiglieria. Di fronte alla superiorità militare nemica e al rischio che Vicenza venisse distrutta, i difensori accettarono la capitolazione.
Nonostante la sconfitta, il coraggio della popolazione venne riconosciuto. Questo episodio è legato a una delle medaglie d’oro che decorano la bandiera della città.
È per questo motivo che il Museo del Risorgimento e della Resistenza si trova a Villa Guiccioli, sul Colle Ambellicopoli, una delle zone in cui si svolsero i combattimenti.
Una curiosità sorprendente di quel periodo riguarda l’opera La cena di san Gregorio Magno, dipinta da Paolo Veronese e conservata nel Santuario di Monte Berico. Nel 1848 i soldati austriaci tagliarono l’enorme tela in 32 parti. L’opera fu restaurata a Vienna e restituita al santuario nel 1858.
L’integrazione nel Regno d’Italia
Vicenza rimase sotto il dominio austriaco fino al 1866. In quell’anno, dopo la Terza guerra d’indipendenza e l’annessione del Veneto, la città entrò a far parte del Regno d’Italia.
La fine del XIX secolo e l’inizio del XX portarono crescita urbana, industrializzazione e nuove trasformazioni. La tradizione artigianale si evolse dando origine a settori importanti dell’economia locale, tra cui la produzione di gioielli, che ancora oggi riveste una grande importanza per Vicenza.
Vicenza durante la Seconda guerra mondiale
Tra dicembre 1943 e marzo 1945, Vicenza subì una serie di bombardamenti aerei. Furono colpiti case, scuole, chiese, teatri, palazzi e interi quartieri.
Il bombardamento del 14 maggio 1944 causò la morte di oltre 50 persone e danneggiò monumenti come l’Arco delle Scalette, il Duomo e gli edifici lungo Corso Palladio. Il Teatro Verdi e il Teatro Eretenio furono distrutti.
Per proteggere il Teatro Olimpico, le sue sculture furono interrate, mentre le antiche strutture lignee della scenografia di Vincenzo Scamozzi vennero smontate e trasportate in un luogo sicuro.
Il 18 marzo 1945 la Basilica Palladiana fu gravemente colpita. Un incendio distrusse la sua celebre copertura lignea a forma di carena di nave rovesciata. Dopo la guerra, la copertura fu ricostruita con il legno donato dalle comunità dell’Altopiano dei Sette Comuni.
Anche l’Arco delle Scalette dovette essere ricostruito quasi completamente. Una parte delle pietre originali fu riutilizzata, mentre i nuovi blocchi ricevettero segni che permettono di distinguere la ricostruzione eseguita nel 1946. I documenti comunali sui bombardamenti aiutano a comprendere l’entità dei danni e il lavoro di recupero della città.
Da città storica a Patrimonio dell’Umanità
Nel 1994 il centro di Vicenza e i suoi edifici palladiani furono iscritti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Nel 1996 il riconoscimento fu ampliato per includere altre ville distribuite nel Veneto.
Oggi il sito seriale riunisce gli edifici palladiani più rappresentativi di Vicenza e 24 ville. La sua importanza non dipende soltanto dal numero di opere conservate: fu qui che nacque e si sviluppò il palladianesimo, un linguaggio che influenzò l’architettura in Inghilterra, in altri Paesi europei e in America del Nord. La descrizione completa può essere consultata nella pagina dell’UNESCO dedicata a Vicenza e alle ville palladiane.
Vicenza, però, non è soltanto la città di Palladio.
È romana sotto Piazza Duomo, medievale nelle sue strade, veneziana nei suoi palazzi, rinascimentale nelle sue facciate, resistente sulle colline di Monte Berico e ricostruita nelle pietre sopravvissute ai bombardamenti.
È proprio la convivenza di tutte queste storie a rendere Vicenza così speciale.
Come arrivare
In treno
È così che siamo arrivati durante la nostra prima visita.
La stazione di Vicenza si trova davanti a Campo Marzo e a circa 500 metri dall’ingresso dell’area storica. In una decina di minuti a piedi è possibile attraversare il parco, raggiungere Piazza Castello e iniziare il percorso lungo Corso Andrea Palladio.
La città si trova sulla linea ferroviaria che collega Verona, Padova e Venezia. Per questo Vicenza è perfetta per una gita in giornata per chi soggiorna in una di queste città.
Il treno è la soluzione più semplice per chi intende visitare soltanto il centro storico. Elimina il problema del parcheggio e della zona a traffico limitato.
In auto
Vicenza si trova vicino all’autostrada A4.
Una parte del centro è interessata dalla ZTL, la zona a traffico limitato. Non seguire ciecamente il navigatore fino alla piazza o all’alloggio senza aver verificato se il percorso richiede un’autorizzazione.
Fogazzaro, Canove, Verdi e Stadio sono tra i parcheggi indicati dal portale turistico per visitare il centro. Prima di partire, consulta la mappa, le tariffe e le condizioni aggiornate nella pagina ufficiale dedicata a come arrivare e parcheggiare a Vicenza.
L’auto diventa più utile durante il secondo giorno, soprattutto per combinare Monte Berico, Villa Valmarana ai Nani e Villa La Rotonda. È comunque possibile organizzare questo percorso anche a piedi, in bicicletta o utilizzando i mezzi pubblici.
In autobus
Gli autobus urbani e interurbani sono gestiti da SVT e collegano la stazione, il centro, Monte Berico e diverse zone della provincia.
Le linee e gli orari possono cambiare. Per raggiungere le ville o tornare da Monte Berico senza affrontare la discesa a piedi, verifica il percorso il giorno della visita e non affidarti soltanto a vecchie informazioni trovate sui blog.
In aereo
Vicenza non possiede un aeroporto commerciale.
Gli aeroporti più pratici sono quelli di Verona e Venezia. Da entrambi è possibile raggiungere la rispettiva stazione ferroviaria e proseguire in treno fino a Vicenza.
Anche l’aeroporto di Treviso può essere preso in considerazione, ma normalmente richiede più coincidenze. La scelta migliore dipende dal prezzo del volo e dall’itinerario complessivo del viaggio, non soltanto dalla distanza in chilometri.
Cosa vedere e fare
1. Campo Marzo
Per chi arriva in treno, è il primo incontro con la città.
Il grande parco situato davanti alla stazione funziona come un passaggio verde verso il centro storico. È stata anche una delle prime cose che ci hanno conquistato di Vicenza: uscire dalla stazione e trovare un parco al posto di un viale caotico ha cambiato immediatamente la prima impressione che abbiamo avuto della città.
Campo Marzo non è l’attrazione principale di Vicenza, ma fa parte dell’esperienza dell’arrivo. Invece di separare la stazione dal centro, prepara gradualmente l’ingresso nell’area storica.
2. Giardino Salvi
Vicino a Campo Marzo si trova il Giardino Salvi, un giardino storico che costeggia una parte dell’antico canale Seriola.
Il suo elemento più fotografato è la Loggia Valmarana, una piccola costruzione che si riflette nell’acqua. È presente anche la Loggia Longhena, integrata nel perimetro del giardino.
È una sosta veloce, ma vale la pena entrare. Chi prosegue direttamente lungo il Corso può passarci vicino senza nemmeno accorgersi che questo spazio esiste.
3. Piazza Castello e Corso Andrea Palladio
Piazza Castello segna uno degli ingressi principali del centro storico. Qui si riconoscono ancora elementi legati all’antica struttura difensiva della città, come il Torrione di Porta Castello.
Da qui inizia Corso Andrea Palladio, l’asse principale per scoprire Vicenza.
Lungo il Corso si trovano negozi, caffè, chiese e numerosi palazzi. Anche senza entrare nei monumenti, passeggiare per questa strada è già una vera lezione di architettura: le facciate rivelano cambiamenti di proporzioni, materiali, stili e periodi storici senza interrompere completamente la continuità della strada.
Non attraversare il Corso soltanto come collegamento tra due attrazioni. Osserva i cortili, i portali, le finestre e le strade laterali.
4. Piazza dei Signori
È il cuore di Vicenza.
Qui si trovano la Basilica Palladiana, la Torre Bissara, la Loggia del Capitaniato, le colonne di San Marco e del Redentore e altri edifici storici.
Durante il giorno la piazza permette di osservare meglio i dettagli architettonici. Nel tardo pomeriggio si trasforma in un luogo d’incontro, con i tavolini, gli abitanti e il movimento quotidiano della città.
Vale la pena passarci più di una volta. La luce modifica completamente la percezione delle logge chiare della basilica e della facciata in mattoni della Loggia del Capitaniato.
5. Basilica Palladiana
Nonostante il nome, non è una chiesa.
L’edificio centrale era l’antico Palazzo della Ragione, utilizzato per attività amministrative, commerciali e pubbliche. Dopo il crollo di una parte della struttura precedente, Palladio ricevette l’incarico di avvolgere il nucleo gotico con nuove logge rinascimentali.
L’architetto utilizzò ripetutamente la composizione formata da un arco centrale e due aperture laterali più piccole. Questo sistema, conosciuto come serliana, permise di adattare il ritmo regolare della nuova facciata alle irregolarità dell’edificio preesistente.
Quando la loggia superiore e la terrazza sono accessibili, vale la pena salire per osservare Piazza dei Signori, i tetti e le torri della città. L’accesso può cambiare a causa di mostre ed eventi, quindi consulta le informazioni ufficiali della Basilica Palladiana.
Nello stesso complesso si trova anche il Museo del Gioiello, dedicato all’oreficeria e al rapporto tra tecnica, design e produzione — un’attività profondamente legata all’economia di Vicenza.
6. Torre Bissara
Accanto alla basilica si trova la Torre Bissara, una struttura medievale alta più di 80 metri e visibile da diversi punti del centro.
La torre permette di riconoscere la piazza anche da lontano. I suoi orologi, le campane e le diverse fasi costruttive mostrano che non è soltanto un elemento verticale decorativo, ma una presenza legata all’organizzazione del tempo e della vita pubblica della città.
7. Loggia del Capitaniato
Di fronte alla Basilica Palladiana si trova un’altra opera di Palladio.
La facciata in mattoni a vista, segnata da grandi colonne, crea un intenso contrasto con il rivestimento chiaro della basilica. Le due costruzioni sono molto vicine, furono progettate dallo stesso architetto e, nonostante questo, non cercano di assomigliarsi.
Questa contrapposizione è una delle migliori dimostrazioni del fatto che l’architettura palladiana non si riduce alla ripetizione di una formula bianca con colonne e frontone.
8. Duomo, Museo Diocesano e Criptoportico Romano
La Cattedrale di Santa Maria Annunciata riunisce interventi realizzati in diversi periodi storici. Fu danneggiata durante la Seconda guerra mondiale e successivamente ricostruita.
Nelle vicinanze si trova il Museo Diocesano, con opere e oggetti legati alla storia religiosa della regione.
Sotto Piazza Duomo si trova il Criptoportico Romano. Poiché la visita allo spazio archeologico è soggetta a condizioni specifiche, verifica in anticipo giorni, orari e l’eventuale necessità di prenotazione. Non contare sulla possibilità di arrivare ed entrare senza aver controllato.
9. Casa Pigafetta
È una delle facciate più curiose del centro storico.
L’edificio, legato alla famiglia del navigatore Antonio Pigafetta, conserva elementi del tardo gotico e si distingue nettamente dai palazzi rinascimentali della città.
Pigafetta partecipò alla spedizione di Ferdinando Magellano e documentò nei dettagli la prima circumnavigazione del mondo. La casa è una proprietà privata e normalmente deve essere osservata soltanto dall’esterno.
10. Palazzo Thiene
Uno dei palazzi più importanti della città, legato al lavoro di Giulio Romano e Palladio.
Il progetto prevedeva una costruzione molto più grande rispetto alla parte effettivamente realizzata. Questo rende la visita particolarmente interessante: l’edificio permette di comprendere non soltanto ciò che fu costruito, ma anche l’ambizione urbana della famiglia Thiene.
Oggi le Gallerie di Palazzo Thiene fanno parte del circuito dei Musei Civici di Vicenza.
11. Palladio Museum
Ospitato a Palazzo Barbaran da Porto, il Palladio Museum presenta disegni, modelli, studi e contenuti che aiutano a comprendere come l’architetto sviluppava i propri progetti.
Per chi non ha studiato architettura, il museo offre il contesto necessario per riconoscere meglio le opere distribuite nella città. Per architetti e studenti è una delle visite più importanti di Vicenza.
L’errore sarebbe lasciarlo alla fine di una giornata già troppo piena. I suoi contenuti richiedono attenzione: non è una visita da fare frettolosamente in quindici minuti.
12. Gallerie d’Italia — Palazzo Leoni Montanari
Questo palazzo barocco presenta interni molto diversi dalla sobrietà classica normalmente associata a Palladio.
Decorazioni, dipinti, sculture e collezioni occupano ambienti intensamente lavorati. La visita crea un contrasto importante all’interno dell’itinerario e impedisce di ridurre Vicenza a un solo architetto o a un unico stile.
13. Chiesa di Santa Corona
Costruita nel XIII secolo per custodire una reliquia tradizionalmente associata alla corona di spine di Cristo, Santa Corona conserva importanti opere d’arte e la Cappella Valmarana, progettata da Palladio.
Lo stesso Palladio fu inizialmente sepolto in questa chiesa. Successivamente i suoi resti furono trasferiti al Cimitero Maggiore di Vicenza.
La chiesa fa parte del circuito dei Musei Civici, ma gli orari possono cambiare a causa delle funzioni religiose e delle esigenze di conservazione.
14. Palazzo Chiericati
Progettato da Palladio e situato in Piazza Matteotti, il palazzo ospita il Museo Civico.
La sua collocazione è particolarmente interessante. Quando fu progettato, l’area aveva un rapporto diverso con il fiume e con il limite urbano. Palladio creò una facciata con portici che funziona quasi come un fronte pubblico, intermedio tra l’edificio e la piazza.
Le collezioni interne comprendono dipinti, sculture e opere legate alla storia artistica di Vicenza.
15. Teatro Olimpico
Il Teatro Olimpico fu l’ultimo progetto di Palladio e venne completato da Vincenzo Scamozzi dopo la morte dell’architetto.
Inaugurato nel 1585, è considerato il più antico teatro coperto stabile in muratura ancora conservato. La scenografia rappresenta le strade dell’antica Tebe e utilizza la prospettiva forzata per creare una profondità molto maggiore rispetto alla distanza reale disponibile.
Questo effetto non dipende da un’unica pittura piatta. Le strade scenografiche si restringono, salgono e riducono progressivamente la scala degli elementi, manipolando la visione dello spettatore.
È una delle attrazioni per cui vale davvero la pena acquistare il biglietto. Guardare soltanto le fotografie non permette di comprendere il rapporto tra le ridotte dimensioni fisiche e la profondità visiva creata dalla scenografia.
Al momento dell’aggiornamento di questo articolo, nel luglio 2026, il biglietto individuale intero indicato dal circuito comunale costa 12 €. I prezzi possono cambiare; consulta le tariffe ufficiali dei Musei Civici di Vicenza.
16. Parco Querini
Uno dei parchi più piacevoli di Vicenza, con prati, sentieri alberati, canali e un piccolo tempio classico circondato dall’acqua.
È un buon modo per concludere l’itinerario nel centro dopo diverse visite al chiuso. Il parco non dovrebbe essere trattato soltanto come “ciò che avanza” del percorso: mostra come aree verdi, proprietà storiche e città abbiano imparato a convivere nel corso del tempo.
Poiché nel parco vivono uccelli e altri animali, chi lo visita con il cane deve tenerlo sotto controllo ed evitare che si avvicini.
Oltre il centro storico
17. Arco delle Scalette
L’Arco delle Scalette segna l’inizio dell’antico percorso di salita al Santuario di Monte Berico.
Fu costruito nel 1595, quindici anni dopo la morte di Palladio. La sua paternità non è completamente documentata, anche se diversi studi collegano il progetto a un disegno elaborato dall’architetto tra il 1574 e il 1576.
Da qui inizia il percorso conosciuto come Scalette di Monte Berico, formato da 192 gradini. La storia e le caratteristiche dell’arco possono essere consultate sul portale ufficiale del Patrimonio Mondiale di Vicenza.
18. Santuario di Monte Berico
Situato in cima alla collina, è uno dei principali centri di devozione mariana della regione e offre una delle migliori viste panoramiche su Vicenza.
È possibile raggiungerlo percorrendo le Scalette, il percorso coperto dei portici, oppure in autobus o in auto. Scegli il percorso in base al tempo disponibile, alla condizione fisica e al clima — salire soltanto per dimostrare di riuscirci non rende migliore la visita.
All’interno del santuario si trova l’opera di Paolo Veronese danneggiata durante i conflitti del 1848. Prima della visita, verifica gli orari e le celebrazioni sul sito ufficiale di Monte Berico.
19. Museo del Risorgimento e della Resistenza
Il museo che molte persone identificano semplicemente come “museo militare” si trova a Villa Guiccioli, sul Colle Ambellicopoli.
La sua collezione va ben oltre le armi. Comprende uniformi, bandiere, mappe, documenti, medaglie, dipinti e oggetti legati al periodo napoleonico, alle rivolte del 1848, al Risorgimento e alle due guerre mondiali.
Anche la posizione fa parte della visita, perché quella zona fu teatro degli scontri tra le truppe italiane e quelle austriache. Il museo è circondato dal parco storico di Villa Guiccioli e, secondo le tariffe attuali dei Musei Civici, l’ingresso è gratuito. Consulta le informazioni ufficiali del museo prima di andare.
20. Villa Valmarana ai Nani
La villa deve il proprio nome alle piccole statue di nani collocate sul muro esterno. Una leggenda locale racconta che proteggessero una giovane donna che viveva isolata nella proprietà, ma questa storia appartiene all’immaginario creato intorno al luogo e non rappresenta una spiegazione storica comprovata.
Pur non essendo un’opera di Palladio, Villa Valmarana è una delle residenze più importanti di Vicenza. I suoi interni sono conosciuti per gli affreschi di Giambattista e Giandomenico Tiepolo.
La proprietà si trova vicino alla Valletta del Silenzio e la visita può essere abbinata a quella di Villa La Rotonda. Verifica direttamente giorni, prezzi e modalità di accesso prima di organizzare il secondo giorno.
21. Villa La Rotonda
Il suo nome completo è Villa Almerico Capra Valmarana, ma tutti la conoscono come La Rotonda.
Progettata da Palladio, è una delle costruzioni più influenti nella storia dell’architettura. Presenta una pianta centrale, una sala circolare coperta da una cupola e quattro facciate con portici classici rivolti verso diverse parti del paesaggio.
L’integrazione tra costruzione, simmetria e natura fa sembrare che la villa sia stata progettata non soltanto per occupare la collina, ma per osservare e organizzare visivamente tutto ciò che la circonda.
Nel 2026 la visita ordinaria agli esterni, al Piano Nobile e al bosco romantico costa 15 €. Tra aprile e ottobre l’apertura regolare avviene il venerdì, il sabato e la domenica; a marzo, novembre e all’inizio di dicembre i giorni disponibili sono più limitati. Orari, chiusure straordinarie e modalità di visita devono essere verificati sul sito ufficiale di Villa La Rotonda.
Non organizzare questa tappa utilizzando soltanto l’orario generico mostrato da Google. La villa segue un proprio calendario e costruire l’intero itinerario intorno a un’informazione errata può compromettere tutto il secondo giorno.





















Itinerario consigliato
Vicenza può essere conosciuta superficialmente in un giorno, ma l’itinerario completo ne richiede due. Il centro ospita numerosi musei e, al di fuori di esso, Monte Berico e le ville seguono orari propri.
Primo giorno — centro storico
- Arriva in treno oppure parcheggia fuori dalla ZTL;
- Attraversa Campo Marzo;
- Entra nel Giardino Salvi;
- Passa per Piazza Castello;
- Percorri Corso Andrea Palladio osservando i palazzi;
- Visita il Duomo e osserva Casa Pigafetta dall’esterno;
- Entra in Piazza dei Signori;
- Visita la Basilica Palladiana e, se è aperta, sali sulla terrazza;
- Osserva la Torre Bissara e la Loggia del Capitaniato;
- Fai una pausa per il pranzo;
- Scegli tra Palazzo Thiene, Palladio Museum e Gallerie d’Italia — tentare di visitarli tutti e tre nello stesso periodo trasforma la cultura in una lista da spuntare;
- Passa dalla Chiesa di Santa Corona;
- Visita il Teatro Olimpico;
- Visita Palazzo Chiericati oppure lascia il museo per un’altra occasione;
- Concludi il percorso al Parco Querini;
- Torna in Piazza dei Signori nel tardo pomeriggio.
Per chi ama particolarmente l’architettura, darei la priorità alla Basilica Palladiana, al Palladio Museum e al Teatro Olimpico. Chi preferisce la pittura e gli interni potrebbe trovare più interessanti Palazzo Chiericati e le Gallerie d’Italia.
Secondo giorno — Monte Berico e le ville
- Inizia dall’Arco delle Scalette;
- Sali lungo le Scalette oppure scegli il percorso dei portici;
- Visita il Santuario di Monte Berico;
- Osserva la città dal belvedere;
- Attraversa il parco fino al Museo del Risorgimento e della Resistenza;
- Scendi in direzione della Valletta del Silenzio;
- Visita Villa Valmarana ai Nani;
- Prosegui fino a Villa La Rotonda;
- Torna in centro in autobus, in auto, in bicicletta o a piedi, secondo il programma.
Questo secondo giorno deve essere organizzato a partire dagli orari delle due ville. L’ordine geografico non serve a nulla se una delle due è chiusa quando arrivi.
Se hai soltanto un giorno
Rimani nel centro storico.
Visita Campo Marzo, Giardino Salvi, Corso Palladio, Piazza dei Signori, Basilica Palladiana, Teatro Olimpico e una sola attrazione aggiuntiva.
Se hai ancora tempo ed energie, sali a Monte Berico in autobus o in auto nel tardo pomeriggio. Non tentare di aggiungere le due ville, diversi musei e una lunga pausa per il pranzo nella stessa giornata. Non è efficienza: è un itinerario mal dimensionato.

La nostra esperienza
Vicenza non è stata soltanto un’altra città visitata durante la nostra vita in Italia. È stata una scelta.
Quando vivevamo ancora ad Adria, siamo venuti a conoscerla in treno. La prima impressione è arrivata ancora prima di raggiungere qualsiasi monumento: siamo usciti dalla stazione e ci siamo trovati davanti Campo Marzo.
Attraversare quel parco e raggiungere il centro a piedi ci mostrava una città con più movimento e servizi, ma che sembrava conservare una dimensione umana. Abbiamo proseguito nella zona storica, percorso il Corso, conosciuto Piazza dei Signori e la Basilica Palladiana e iniziato a renderci conto di quanti palazzi, chiese e dettagli esistessero lungo il cammino.
In quel periodo cercavamo una città che offrisse maggiori opportunità professionali e rendesse più semplice la nostra quotidianità. Vicenza sembrava riunire esattamente ciò che mancava ad Adria, senza costringerci a rinunciare alla vicinanza con la storia, alla possibilità di muoverci a piedi e alla presenza di parchi.
Poi ci siamo trasferiti.
Con il tempo, i monumenti hanno smesso di esistere soltanto come attrazioni turistiche. La Basilica Palladiana è entrata a far parte dei nostri percorsi quotidiani. Il Corso ha smesso di essere una strada che sentivamo di dover fotografare tutta in una volta. Monte Berico è diventato una presenza riconoscibile nel paesaggio. Vicenza è passata dall’essere una destinazione a diventare lo scenario della nostra vita.
Per me esisteva anche un legame professionale molto forte. Studiare Palladio all’università era una cosa; camminare in una città modellata dalle sue opere era completamente diverso. È stato a Vicenza che ho davvero iniziato a lavorare nel mio settore in Italia.
All’università le opere apparivano come piante, sezioni, prospetti e riferimenti nella storia dell’architettura. Qui hanno acquisito scala, percorso, luce, contesto e uso. La Basilica Palladiana non era più soltanto un’immagine in un libro: era un edificio inserito in una piazza viva. La Rotonda non era soltanto una pianta perfettamente simmetrica: occupava una collina e si relazionava con quattro direzioni del paesaggio.
Poi è arrivata la scoperta sui miei antenati materni.
È stato difficile non vedere una certa poesia in tutto questo: ho iniziato la mia vita italiana ad Adria, terra dei miei trisavoli paterni, e ho scelto Vicenza per vivere senza sapere che anche i miei trisavoli materni provenivano da qui.
Sono arrivata cercando una città per il futuro e ho trovato una parte del mio passato.
Curiosità su Vicenza
- Nel dialetto e nella tradizione locale, il piatto si scrive bacalà, con una sola “c”. Nonostante il nome, viene preparato con lo stoccafisso, il pesce essiccato, e non con il merluzzo salato chiamato baccalà in altre parti d’Italia.
- Andrea Palladio non nacque a Vicenza, ma a Padova. Fu però a Vicenza che sviluppò una parte decisiva della propria carriera.
- Il suo nome di nascita era Andrea di Pietro della Gondola.
- La Basilica Palladiana non è una chiesa. Il nome “basilica” fu utilizzato nel significato classico di edificio pubblico.
- Dietro le logge di Palladio esiste una costruzione medievale precedente.
- L’apertura formata da un arco centrale e due aperture laterali più piccole, ripetuta nella basilica, divenne nota come serliana.
- Il Teatro Olimpico fu l’ultimo progetto di Palladio e venne completato dopo la sua morte.
- Le strade scenografiche del teatro utilizzano inclinazione, restringimento e riduzione progressiva della scala per creare profondità.
- Casa Pigafetta è legata alla famiglia di Antonio Pigafetta, cronista della prima circumnavigazione del mondo.
- La Torre Bissara supera gli 80 metri di altezza.
- Il Criptoportico Romano si trova diversi metri sotto l’attuale livello di Piazza Duomo.
- Vicenza è entrata nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO nel 1994; il sito è stato ampliato nel 1996.
- Il complesso riconosciuto dall’UNESCO comprende 24 ville palladiane distribuite nel Veneto.
- La copertura della Basilica Palladiana, a forma di carena di nave rovesciata, fu distrutta da un incendio durante i bombardamenti del 1945 e ricostruita dopo la guerra.
- L’opera del Veronese conservata a Monte Berico fu tagliata in 32 parti dai soldati austriaci nel 1848.
- Il nome “La Rotonda” deriva dalla sala circolare centrale della villa.
- Vicenza possiede una tradizione di importanza internazionale nella produzione di oro e gioielli.
Cosa mangiare a Vicenza
Vicenza non dovrebbe essere conosciuta soltanto per le opere di Palladio. La cucina locale aiuta a comprendere il territorio, le rotte commerciali, la produzione agricola e le abitudini della provincia.
Bacalà alla vicentina
È il piatto più conosciuto.
Nonostante il nome, la ricetta utilizza lo stoccafisso, ossia pesce essiccato all’aria. Viene cucinato lentamente con cipolla, latte, olio, sarde, formaggio e altri ingredienti e normalmente servito con la polenta.
Nella ricetta tradizionale, la cottura lenta dura diverse ore e il recipiente viene mosso senza mescolare direttamente il pesce. La Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina chiama questa fase pipare e conserva una ricetta tradizionale del bacalà.
È un piatto dal sapore deciso e dalla consistenza molto diversa dal baccalà preparato in Brasile o in Portogallo. Non ordinarlo aspettandoti la stessa ricetta con un nome diverso.

Bigoli con l’arna
I bigoli sono una pasta lunga e spessa, tradizionalmente prodotta con una pressa chiamata torchio.
Nella versione con l’arna vengono conditi con un sugo d’anatra. È un piatto legato alla cucina vicentina e alle tradizioni delle città e delle zone rurali della provincia.

Sopressa vicentina con polenta
La sopressa è un salume di grandi dimensioni, morbido e molto saporito. Può essere servita come antipasto e si abbina molto bene alla polenta, anche grigliata.
Prima di ordinare un tagliere generico di salumi, chiedi se il ristorante utilizza prodotti realmente locali.

Formaggio Asiago
Il nome è legato all’Altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza.
Esistono versioni più fresche e delicate e altre stagionate, compatte e intense. L’espressione “formaggio Asiago”, quindi, non descrive un’unica esperienza di gusto.

Putana
Il nome può sorprendere chi parla portoghese, ma indica un dolce rustico della tradizione vicentina.
Ne esistono diverse versioni familiari, generalmente legate al recupero di ingredienti semplici come pane raffermo o farina di mais, frutta secca, mele e uvetta. Non aspettarti un dolce raffinato da pasticceria: il suo valore risiede proprio nell’origine domestica e popolare.

Schizòto
È una preparazione rustica, bassa e compatta, simile a un pane o a una focaccia e tradizionalmente legata alla cucina contadina. Può accompagnare salumi e formaggi.
Il portale turistico ufficiale raccoglie altri prodotti e piatti tipici della provincia di Vicenza.

Vini del territorio
La provincia comprende zone di produzione come Colli Berici, Gambellara e Breganze.
Invece di ordinare automaticamente il vino più conosciuto della carta, vale la pena chiedere un’opzione locale che si abbini al piatto scelto. Per il bacalà, la stessa Confraternita propone alcuni abbinamenti, ma la scelta finale dipende dalla preparazione e dal gusto personale.

Consigli utili
- Dedica due giorni alla visita se vuoi conoscere il centro, Monte Berico e le ville senza trasformare il viaggio in una corsa.
- Se hai un solo giorno, concentrati sul centro storico.
- Molti musei civici chiudono il lunedì, salvo aperture straordinarie.
- La zona storica è compatta e può essere percorsa a piedi.
- Indossa scarpe comode, soprattutto se intendi salire a Monte Berico.
- Non entrare in auto nella ZTL senza aver verificato di possedere l’autorizzazione necessaria.
- Controlla prima gli orari delle ville e costruisci il secondo giorno a partire da quelli.
- La Rotonda non apre tutti i giorni e segue un calendario stagionale.
- Anche il Criptoportico Romano richiede organizzazione: verifica le modalità di accesso.
- Non tentare di visitare tutti i musei del centro nello stesso giorno.
- Scegli gli interni in base ai tuoi interessi: architettura, pittura, archeologia, storia oppure oreficeria.
- Riserva del tempo all’osservazione delle facciate. A Vicenza sarebbe un errore anche trascorrere tutto il tempo all’interno dei musei.
- Torna in Piazza dei Signori in un altro momento della giornata per notare come cambiano la luce e il movimento.
- In estate porta con te acqua e protezione solare, soprattutto lungo il percorso di Monte Berico e delle ville.
- Nei giorni di pioggia dai priorità al Teatro Olimpico, ai musei e ai palazzi.
- Per fotografare il centro con meno persone, arriva presto.
- Controlla il programma della Basilica Palladiana, perché mostre ed eventi possono modificare le condizioni di accesso.
- Non confondere la città di Vicenza con l’intera provincia: molte attrazioni famose si trovano a una distanza considerevole dal centro.
- Se soggiorni a Venezia, Verona o Padova, per una gita in giornata nel centro di Vicenza il treno è generalmente più razionale dell’auto.
- Se vuoi visitare l’interno della Rotonda, non accontentarti di osservarla da lontano dalla strada.
Conviene acquistare i pass dei musei?
Al momento dell’aggiornamento di questo articolo, nel luglio 2026, esistono due opzioni principali per i visitatori:
- Vicenza Gold Card: ingresso in 11 siti, validità di 12 giorni, 22 € a tariffa intera;
- Vicenza Silver Card: quattro siti a scelta, validità di 8 giorni, 16 € a tariffa intera.
La Gold Card conviene a chi resterà due giorni e intende entrare in diversi musei. La Silver Card può essere sufficiente per un itinerario più selettivo.
Non acquistare il pass automaticamente. Fai la somma dei luoghi che intendi davvero visitare. Anche un pass economico rimane uno spreco se ti costringe a correre tra attrazioni che non ti interessano.
Prezzi, riduzioni, gratuità e luoghi inclusi possono cambiare. Controlla sempre la tabella ufficiale dei Musei Civici.
Cosa farei diversamente
La nostra prima visita aveva un obiettivo più importante del semplice completamento di una lista turistica: stavamo cercando di capire se Vicenza potesse diventare la nostra città.
Questo significa che abbiamo osservato il movimento, i servizi, le distanze, i parchi e l’atmosfera in un modo che un visitatore comune forse non adotterebbe. Allo stesso tempo, non conoscevamo ancora l’ampiezza del patrimonio che esisteva oltre l’asse principale.
Se potessi organizzare nuovamente quella prima visita come un itinerario turistico, farei alcune cose in modo diverso:
- Dedicherei due giorni alla città fin dall’inizio;
- Controllerei gli orari delle ville prima di scegliere le date;
- Entrerei nel Teatro Olimpico senza lasciarlo come possibilità “se avanza tempo”;
- Visiterei il Palladio Museum prima di percorrere tutte le opere;
- Verificherei in anticipo l’apertura del Criptoportico Romano;
- Salirei nella parte superiore della Basilica Palladiana in un orario con buona visibilità;
- Percorrerei con maggiore attenzione le strade laterali del Corso;
- Identificherei i palazzi per nome, invece di fotografare soltanto le facciate più belle;
- Riserverei una parte della giornata a Monte Berico;
- Abbinerei Villa Valmarana ai Nani e La Rotonda nello stesso itinerario;
- Sceglierei in anticipo i musei più adatti ai nostri interessi;
- Cercherei un ristorante di cucina vicentina, invece di decidere soltanto in base alla posizione;
- Tornerei in Piazza dei Signori nel tardo pomeriggio;
- Fotograferei anche i dettagli meno evidenti: cortili, portali, pavimentazioni, punti di contatto tra gli edifici e tracce della ricostruzione.
Non considero però sbagliata la nostra prima visita.
Non stavamo soltanto collezionando una città. Stavamo scegliendo dove vivere. Per quella decisione, capire come funzionava Vicenza al di fuori dei monumenti è stato importante quanto conoscere ogni opera di Palladio.m do percurso. Apague esta seção quando não for necessária.
Vicenza con il cane
Vicenza permette di organizzare un ottimo itinerario all’aperto insieme al cane.
Campo Marzo, Giardino Salvi, Corso Andrea Palladio, Piazza dei Signori, le strade del centro e il percorso panoramico di Monte Berico offrono molte cose da vedere senza entrare nei musei.
Il problema nasce quando si cerca di riprodurre con l’animale lo stesso itinerario di chi viaggia senza di lui. Il teatro, i musei, le chiese e le ville hanno regole proprie. Non dare per scontato che un cane di piccola taglia dentro una borsa venga automaticamente accettato.
Prima della visita, verifica direttamente le condizioni di accesso di ogni spazio interno. Se viaggiate in due, una soluzione è alternarsi nelle attrazioni più importanti. Un’altra possibilità consiste nel riservare un momento agli interni e lasciare la passeggiata con il cane per un altro periodo della giornata.
Nel Parco Querini vivono uccelli e altri animali. Tieni il cane vicino a te, non permettergli di inseguirli e rispetta le indicazioni locali.
Per Monte Berico, considera la preparazione fisica dell’animale. I 192 gradini delle Scalette e gli altri percorsi in salita possono essere faticosi, soprattutto con il caldo, per cani anziani, con le zampe corte o con problemi articolari. L’autobus e l’auto sono scelte più intelligenti quando la salita non è adatta.
Porta con te:
- Guinzaglio;
- Medaglietta identificativa;
- Acqua e ciotola portatile;
- Sacchetti igienici;
- Museruola da avere a disposizione nelle situazioni in cui venga richiesta;
- Premietti;
- Un piccolo panno nei giorni di pioggia;
- Una protezione adeguata per le zampe nelle giornate molto calde;
- Borsa o trasportino, quando sono davvero utili per un cane di piccola taglia.
In estate, controlla la temperatura della pavimentazione prima di affrontare lunghe distanze. Il centro presenta molte superfici minerali esposte al sole e non dovrebbe essere il cane a pagare le conseguenze di un itinerario troppo ambizioso del proprietario.
Vicenza vista attraverso gli occhi di un’architetta
Vicenza è conosciuta come la città di Palladio, ma la prima lezione di architettura consiste proprio nel non trattarla come una mostra di opere isolate.
Il valore della città nasce dal rapporto tra edificio, strada, piazza, preesistenza e paesaggio.
La Basilica Palladiana ne è l’esempio più evidente. Palladio non lavorò su un terreno vuoto. L’antico Palazzo della Ragione esisteva già, presentava irregolarità e occupava una posizione centrale nella vita pubblica.
Il nuovo involucro doveva risolvere problemi strutturali e, allo stesso tempo, costruire un’immagine rappresentativa per la città. La ripetizione delle serliane crea unità, ma le aperture laterali si adattano alle differenze presenti nell’edificio preesistente.
Questo è molto più interessante che limitarsi a dire che la facciata è simmetrica. L’opera dimostra come un linguaggio rigoroso possa assorbire una realtà imperfetta.
Nella stessa piazza, la Loggia del Capitaniato offre una risposta diversa. La scala delle colonne, la forza dei mattoni a vista e la vicinanza alla Basilica Palladiana creano tensione. Palladio non ripeté la materialità chiara dell’opera precedente soltanto per produrre un’armonia facile.
Anche Corso Andrea Palladio deve essere letto come un insieme.
I palazzi non furono collocati su grandi terreni isolati, come molti edifici istituzionali moderni. Furono inseriti nel tessuto medievale, condividendo confini, allineamenti e prospettive con le costruzioni preesistenti.
Per questo alcune opere non possono essere comprese attraverso una fotografia frontale perfetta. La strada è stretta, la visuale è obliqua e la facciata si mostra per parti durante il movimento. L’esperienza reale è sequenziale.
Nel Palazzo Chiericati il rapporto cambia. I portici creano una zona intermedia tra l’edificio e lo spazio pubblico. La facciata non funziona soltanto come parete: offre profondità e stabilisce una transizione.
Il Teatro Olimpico lavora con un’altra materia prima: la percezione.
L’architettura definisce la sala, ma la scenografia di Scamozzi manipola scala, inclinazione e prospettiva. Lo spazio sembra proseguire molto oltre ciò che esiste fisicamente. È una dimostrazione precisa del fatto che l’architettura non dipende soltanto dalle dimensioni reali, ma anche dal modo in cui l’occhio interpreta quelle dimensioni.
Fuori dal centro, La Rotonda rivela il rapporto tra forma e territorio.
La pianta centrale e le quattro facciate fanno sì che non esista un unico fronte al quale gli altri siano subordinati. Ogni portico stabilisce un rapporto con una diversa direzione del paesaggio. L’edificio non è stato collocato sulla collina dopo essere stato disegnato: la vista del paesaggio fa parte dell’organizzazione stessa del progetto.
Le ville palladiane, inoltre, non erano soltanto residenze per il tempo libero. Partecipavano all’amministrazione delle proprietà agricole e, contemporaneamente, rappresentavano la posizione sociale dei proprietari. Funzione produttiva, residenza e immagine di potere facevano parte dello stesso sistema.
Un altro aspetto importante è la materialità.
La monumentalità palladiana non dipende esclusivamente da blocchi massicci di marmo. Mattoni, intonaci e tecniche capaci di creare l’aspetto desiderato permisero di avvicinare il linguaggio dell’Antichità alle condizioni economiche e costruttive del Veneto.
Vicenza insegna che il riferimento classico non equivale a una copia archeologica. Palladio studiò Roma, ma dovette rispondere a clienti, lotti, edifici esistenti, disponibilità dei materiali, funzioni e paesaggi specifici.
Come architetta, è impossibile camminare per la città senza accorgersi che molti dibattiti attuali erano già presenti: intervento sull’esistente, adattamento, rappresentazione, proporzione, costi, materialità, percorso e rapporto con il contesto.
È questo che è cambiato quando Vicenza ha smesso di essere soltanto un contenuto studiato all’università ed è entrata a far parte della mia quotidianità.
Le opere non sono diventate meno importanti perché erano vicine. Sono diventate più reali.
Vale la pena visitare Vicenza?
Sì — ma Vicenza richiede un tipo di attenzione diverso rispetto a Venezia o Verona.
Non offre un monumento conosciuto in tutto il mondo a ogni angolo e non crea la sensazione di uno spettacolo turistico permanente. Chi attraversa rapidamente il Corso, fotografa la Basilica Palladiana e se ne va può concludere che la città sia bella, ma piccola.
È una lettura superficiale.
Vicenza concentra più di duemila anni di storia, una delle esperienze urbanistiche più importanti del Rinascimento, il teatro di Palladio e Scamozzi, palazzi, musei, chiese, un santuario panoramico e due ville eccezionali molto vicine al centro.
Il suo principale punto di forza è anche uno dei motivi per cui molti viaggiatori la ignorano: continua a funzionare come città, non soltanto come destinazione turistica.
È possibile camminare con calma, osservare le facciate, sedersi in Piazza dei Signori e vedere gli abitanti utilizzare quegli spazi come parte della propria quotidianità. Rispetto alle destinazioni più famose del Veneto, l’esperienza tende a essere meno affollata.
L’aspetto negativo è che gli orari richiedono pianificazione. I musei chiudono in determinati giorni, le ville seguono calendari propri e cercare di vedere tutto durante una gita in giornata organizzata male genera frustrazione.
Per chi ama l’architettura, Vicenza non è soltanto “una città che vale la pena visitare”. È una destinazione fondamentale.
Per chi non ha un interesse specifico per questo tema, offre comunque un centro piacevole, una buona gastronomia e un itinerario culturale consistente — a condizione di non aspettarsi la scala monumentale di Roma o l’impatto immediato di Venezia.
Siamo arrivati a Vicenza cercando di capire se potesse essere un buon posto in cui vivere.
Abbiamo trovato movimento, opportunità, parchi, architettura e una dimensione adatta alla nostra quotidianità. In seguito ho scoperto che anche i miei antenati materni erano partiti da qui.
Vicenza non è entrata nella nostra collezione soltanto come la città di Palladio. È diventata il luogo in cui la mia professione, la nostra scelta di vita e la storia della mia famiglia hanno finito per incontrarsi.
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